domenica 12 ottobre 2008

Maratona a sei zampe

Una sera, Marcopadella, mio amico, nonché premurosissimo custode di Teresa quando sono fuori Roma, mi propone di partecipare alla “maratonina a sei zampe”: una maratona cane e padrone, per intenderci. Certo è che se Marcopadella aveva bisogno di un incoraggiamento, non poteva fare scelta migliore che proporre un tale evento a me: infatti di lì a qualche minuto eravamo già su internet a scaricare i moduli per l'iscrizione.

Domenica 5 Ottrobre ci presentiamo al luogo dell'appuntamento con circa mezz'ora di anticipo rispetto al programma, grazie a Marcopadella, che è tanto bravo e pieno di qualità, quanto terribilmente ansioso. Al nostro arrivo ci rendiamo subito conto di esserci mossi un tantino troppo presto, visto che gli organizzatori avevano appena messo piede a Villa Pamphili e stavano ancora montando gli “stand”.

La bellissima giornata di sole e la felicità di Teresa che scorrazzava libera nei prati con gli altri cani sono stati gli unici due motivi per cui non ho ucciso Marcopadella, che mi aveva fatto svegliare all'alba di Domenica mattina per essere a villa Pamphili alle 9.30 per una maratona che sarebbe iniziata non prima di mezzogiorno!

Per fortuna tra una chiacchiera e l'altra il tempo è volato e circa alle 12.15 ci danno il via.

Diciamo che non sono un maratoneta professionista, ma so che se voglio correre per quattro chilometri devo gestire adeguatamente le energie. Così parto con una buona dose di moderazione, mentre tutti gli altri intorno a me schizzano avanti come se stessero facendo la gara dei cento metri. Non vi dico poi Marcopadella e Oliver (il suo cane) che partenza hanno fatto... Se ci fosse stato qualcuno a misurarne la velocità, sarebbero finiti sul libro del guinnes dei primati. Devo ammettere che in quel momento mi sono sentito una vera schiappa, però alla prima salita la mia tattica si è dimostrata vincente, visto che tutti i centometristi (tra cui anche Marcopadella) si erano fermati con una mano sul petto per evitare che il cuore gli scoppiasse dentro la gabbia toracica.

Con un po' di difficoltà, soprattutto nei tratti in discesa, dove Teresa (e di conseguenza io) più di una volta ci siamo ritrovati a velocità fuori controllo, abbiamo corso fino alla fine senza mai fermarci. Al traguardo ero consapevole che non eravamo ultimi, ma non pensavo neanche che fossimo tra i primi.

Così proprio mentre stavo decidendo di tornare a casa perchè volevo evitarmi tutta la cerimonia della premiazione e perchè a ora di pranzo la fame era tanta, sento proclamare quale vincitore del secondo posto nella categoria cani piccoli il numero 21! Ebbene sì: il 21 eravamo proprio io e Teresa. Sul podio ci hanno consegnato un sacco di croccantini, un barattolo di biscotti, una confezione di profumi naturali e un abbonamento annuale alla rivista “Quattro Zampe”.

Niente male come ricompensa per una Domenica mattina faticosa, però il sacco di croccantini l'ho vissuto più come una punizione che come un premio: vi assicuro che portarlo a casa in spalla dopo aver corso per quattro chilometri non è stato affatto bello.


martedì 30 settembre 2008

Patmos: ultimo capitolo

I problemi del pianeta Terra mi hanno distolto dal racconto della vacanza a Patmos e qualcuno mi ha fatto giustamente notare che manca un pezzo della storia: il viaggio al porto, per ritirare gli animali della fattoria di Petros (per chi non sapesse di cosa sto parlando, legga il post "La solitudine dei numeri primi").

In un primo momento sapevamo che la nave sarebbe arrivata alle quattro di notte, ma poi c'e stato un cambio di programma: dovevamo essere al porto per le due. Così dopo cena, io non sono proprio andato a dormire (incredibile!), mentre Pinupz, che di solito è il nottambulo della situazione, è crollato in un sonno profondo per effetto della bottiglia di vino che si era scolato “pésla pésla”, come direbbero in Ciociaria.

All’1.30 sento squillare la sveglia di Petros e dopo qualche minuto lo vedo comparire nel mio campo visivo. Con tono imperativo mi dice: “Dzidzi, we must go!”. Per chi non lo sapesse la G è una lettera difficile da pronunciare per i greci, quindi il mio nome da Gg è diventato Dzidzi. Il povero Pinupz, completamente rincoglionito di sonno, si alza e, senza proferire parola, ci segue verso la macchina.

Tre orette di riposo per Petros sono state rivitalizzanti al punto che, in attesa della nave al molo, è ripartito di nuovo con una filippica infinita sul sindaco di Patmos, urlando e sbraitando una nuova serie di improperi con un volume di voce assordante. Io alle due di notte non ce la potevo fare a sentire ancora quella storia, così ho preso il telefonino e ho iniziato a controllare la posta elettronica, facendogli credere che stavo leggendo delle email di vitale importanza. Purtroppo il mio escamotage non è servito proprio a niente, perché oltre a non aver smesso per un attimo di parlare, Petros si lamentava del fatto che non lo ascoltassi con sufficiente attenzione. Quando ho visto spuntare la nave in lontananza ho provato un moto di gioia indescrivibile!

Reduci da un viaggio di circa otto ore, i poveri animaletti vengono scaricati dalla stiva: ci sono due conigli, quattro quaglie, due fagiani e un pappagallo. Sfidando le leggi della fisica, riusciamo ad infilarci tutti e tre nella Fiat 600, incastrando le quattro grandi gabbie tra il portabagagli e i sedili posteriori. In macchina eravamo così sistemati: io alla guida, Petros (finalmente zitto!) sul sedile del passeggero e Pinupz ranicchiato in un piccolo spazietto tra le gabbie.

Non appena partiti ci rendiamo subito conto che i fagiani avevano avuto un attacco di colite. Io dalla mia postazione sentivo una puzza orrenda, ma non potevo immaginare cosa sentisse Pinupz, visto il contatto ravvicinato con la gabbia. A nulla è servito il mio tentativo di spalancare i finestrini: l’odore era talmente pungente e nauseabondo che c’è mancato poco che vomitassimo!

Circa a metà del viaggio di ritorno, finalmente Pinupz apre la bocca per parlare e con un tono di voce tra il disgustato e il rassegnato pronuncia due parole, le uniche due da quando eravamo usciti di casa: “Oddio, l’aviaria!”.

Fortunatamente per tornare alla fattoria di non ci vogliono più di 10 minuti, quindi l’incubo è durato poco. Però, che viaggio!

Quando finalmente sono riuscito a infilarmi sotto le coperte ho realizzato la ridicola situazione in cui ci eravamo messi, addormentandomi con l'immagine di Pinupz nauseato e preoccupato di essersi preso l'aviaria in mezzo a tutte quelle gabbie. Non nego di aver concluso la giornata con un gran sorriso sulla faccia.
 

domenica 28 settembre 2008

Ethical living

Negli ultimi anni sono diventato un po’ più sensibile ai problemi del pianeta Terra, quali inquinamento, riscaldamento globale, sfruttamento esasperato delle risorse, eccetera eccetera. Non so se tutto ciò ha a che fare con le bombardanti campagne mediatiche salvapianeta degli ultimi tempi oppure con il mio amore per la natura. Fatto sta che mi sono convinto che nel mio piccolo ho il dovere di cambiare alcuni comportamenti adottando uno stile di vita più “etico”.

Quando possibile cerco di produrre pochi rifiuti e di smaltirli in modo differenziato, evito di prendere la macchina se non strettamente indispensabile, sto imparando a fare uso più parsimonioso dell’acqua, prediligo gli spostamenti a piedi o in bici a quelli in motorino, al mercato rifiuto i sacchetti di plastica, al lavoro uso carta riciclata e faccio infinite prediche a mia madre, che ultimamente in cucina si è convertita al “tutto di plastica”.

Seguo anche con molto interesse il blog di Leo Hickman (leohickman.wordpress.com), un articolista del quotidiano inglese “The Guardian”, dove ha una rubrica tutta sua chiamata “Ethical living”, tradotta in italiano su Internazionale. Leo è anche autore di due libri: “Ultima chiamata”, già letto recentemente, e “La vita ridotta all’osso”, appena finito di leggere. Quest’ultimo è il racconto dell’esperimento dell’autore di vivere una vita ecocompatibile, sotto la supervisione di tre consulenti.

Le principali regole da rispettare per vivere eticamente potrebbero essere riassunte nei seguenti punti:

1. al supermercato evitare tutte quelle merci che nel trasporto abbiano accumulato troppi chilometri. Comprare prodotti locali e di stagione. Visto l’impatto ambientale, ridurre il consumo di carne, preferendo quella proveniente da allevamenti non intensivi. Comprare prodotti con imballaggi ridotti al minimo riutilizzare i sacchetti di plastica;

2. per l’igiene personale evitare prodotti che contengano troppi ingredienti sintetici e per la pulizia della casa usare prodotti che siano biodegradabili;

3. per gli spostamenti in città preferire mezzi pubblici, bici o piedi;

4. nei mesi invernali evitare di surriscaldare la casa più del necessario ed in quelli estivi cercare di fare a meno dell’aria condizionata;

5. evitare o quantomeno ridurre i viaggi in aereo, soprattutto quelli lunghi, responsabili di emissioni di gas serra superiori alla media;

6. fare molta attenzione al consumo di acqua;

7. fare la raccolta differenziata dei rifiuti e cercare di produrne il meno possibile;

8. depositare i propri soldi in banche che non investano in aziende coinvolte in commercio di armi o nell’abbattimento di foreste vergini o in altre attività deplorevoli.

Quanto ai punti 1, 2, 5 e 8 io sono un vero disastro: al supermercato il mio criterio di scelta si basa sulla bellezza del “packaging”, non mi sono mai posto il problema dei saponi inquinanti (l’importante è che profumino), non appena metto due lire da parte le spendo infilandomi dentro un aereo e tengo i miei soldi su un conto della banca Unicredit.

Inoltre contribuisco al degrado del pianeta con la mia passione per la tecnologia. E sì, lo ammetto, sono uno di quei consumisti che deve correre immediatamente a comprare l’ultimo modello di computer o di telefonino (non appena vedo il logo Apple non capisco più niente!) e dentro casa ci sono talmente tanti gadget elettronici in stand-by che ¼ della bolletta dell’elettricità se ne va solo per quelli.

C’è un sito internet (www.myfootprint.org), in cui, rispondendo a una breve serie di domande, è possibile misurare la propria impronta ecologica, cioè quanti ettari biologicamente produttivi sono necessari al sostegno del proprio modo di vivere. Sapete che è uscito fuori? La mia impronta ecologica è di 43.6 ettari, conto una media nazionale di 40.1. La terra può tollerare una media sostenibile di 18 ettari a persona. Ciò significa che se tutti gli abitanti del pianeta vivessero come me, avremmo bisogno di quasi tre terre!

Ma come è possibile? Pensavo che i miei piccoli gesti quotidiani mi rendessero un po’ più bravo di tanti altri italiani, ma, a quanto pare, non è così! Forse il calcolo dell’impronta ecologica non è poi tanto attendibile o forse dovrei semplicemente impegnarmi di più nella salvaguardia del pianeta. Ma che posso fare? Non lo so ancora, magari inizio ad informarmi meglio!

Di certo però sono sicuro che non comprerò mai un lombricaio dove far decomporre tutti i rifiuti organici per produrre compost da usare come fertilizzante per il mio orticello. Non suggerirò a mio fratello e mia cognata di convertirsi ai pannolini lavabili di stoffa. Non proporrò alle mie amiche di comprare assorbenti lavabili. Non bandirò mai e poi mai i farmaci tradizionali a favore di quelli omeopatici.

Ebbene sì, sembra che in giro per il mondo ci siano integralisti che pensano che vivere eticamente significhi fare tutto quello che io non farò mai!

giovedì 25 settembre 2008

La solitudine dei numeri primi

Oggi la mattinata non si è svolta diversamente dalle altre: sveglia verso le dieci, precolazione con plum-cake all’arancia, colazione vera e propria a base di pan tostato, burro e marmellata in uno dei café del paese, sosta all’internet point per mantenere i contatti col mondo, poi dritti in spiaggia.

Al mare in questo periodo non c’è molto da fare, a parte nuotare nelle acque autunnali, gelide e tempranti. Così in tempi brevi ho finito anche il secondo libro della vacanza: “La solitudine dei numeri primi” di Paolo Giordano.

“I numeri primi sono divisibili soltanto per 1 e per se stessi. Se ne stanno al loro posto nell’infinita serie di numeri naturali, schiacciati come tutti tra due, ma un passo più in là rispetto agli altri”.

La citazione di questo breve frammento del romanzo non è casuale: la definizione dei numeri primi è anche una metafora per descrivere i due personaggi chiave, Alice e Mattia. Lei, una ragazza con disturbi alimentari; lui, un ragazzo con un gran cervello ma incapace di affrontare la vita di tutti i giorni. E’ la storia di un’amicizia che nasce sui banchi di scuola tra due persone accomunate dall’essere diverse rispetto a tutti gli altri.

Davvero un bel libro, capace di coinvolgerti e farti emozionare. In realtà la cosa più sorprendente è che un’opera del genere sia stata scritta da un ventiseienne… Sì, il ragazzo ha sette anni meno di me!

Quando con la testa ero ancora proiettato nella storia che avevo appena finito di leggere, ecco arrivare Petros, furibondo e sbraitante, per aver ricevuto una lettera di richiamo dal sindaco di Patmos. Sembra che le liti tra il mio amico e i suoi vicini di casa/compaesani siano diventate di interesse pubblico. Al mio suggerimento di andare direttamente dal sindaco per chiarire civilmente il “qui pro quo”, ha strabuzzato gli occhi ed è salito su tutte le furie dicendo che se lo vede gli salta al collo! Allora per paura che un altro suggerimento sbagliato lo facesse saltare al collo mio, gli ho detto quello che voleva sentirsi dire, cioè di andare dall’avvocato… e ha funzionato: si è tranquillizzato! Mamma mia come sono passionali ‘sti greci!

Per cena abbiamo prenotato da Benetos, bellissimo ristorante con una terrazza che domina una piccola baia. Sono apparsi (e ben presto scomparsi) sul nostro tavolo: saganaki alla piastra con salsa di miele e aglio, insalata di tonno allo zenzero con crostini, zuppa di pesce, pane integrale fatto in casa e per concludere brownie con gelato alla vainiglia.

Ora aspettiamo che nel bel mezzo della notte arrivi l’arca di Noè al porto di Patmos. Caricheremo poi i nuovi inquilini della fattoria nella spaziosissima Fiat 600 e li scaricheremo nel recinto insieme galline, tacchini, capre e maiali.

Nel frattempo ho dato un’occhiata al cielo: è pieno di stelle. Probabilmente domani riusciremo a goderci un’altra volta e per l’ultima volta, quest’anno, una meravigliosa giornata di mare.

mercoledì 24 settembre 2008

Patmos: quarto giorno

E' finalmente tornato il sole sull’isola. Così, dopo una bella colazione e un breve giretto in centro, ci siamo trasferiti sulla bellissima spiaggia di Petra (vedi fotografia) per rimanerci fino al tardo pomeriggio.

Mentre eravamo tranquillamente sdraiati a leggere, vediamo arrivare un ragazzo con un cane al guinzaglio, che ignaro del pericolo, passa davanti ad una gatta e alla sua cucciolata. Nel giro di un nanosecondo la gatta si avventa prima sul cane, che riesce a liberarsi cavandosela con qualche ferita, e poi si lancia come una tigre sul braccio del ragazzo, puntando alla faccia. A poco sono serviti gli iniziali tentativi del malcapitato di divincolarsi. Infatti, è riuscito a liberarsi solo dopo essersi buttato a terra dimenandosi e urlando come un ossesso! Il poverino se l’è vista proprio brutta, ma per fortuna alla fine del match aveva ancora tutti e due gli occhi! E pensare che qualche giorno fa, con tanta tranquillità l’ho anche accarezzata quella iena di gatta! Comunque oggi per la prima volta dall’inizio della vacanza sono stato contento di non aver portato Teresa…

L’arrivo degli animali che Petros ha ordinato da Atene è stato posticipato. Domani notte alle quattro dovremo accompagnarlo al porto con la nostra macchina per ritirare gabbie piene di conigli, fagiani e uccellini! Ah, dimenticavo: oggi è anche arrivato un cavallo di tre mesi!

Alla mia domanda: “Petros, ma cosa ci farai con tutti questi animali?”, sapete qual è stata la risposta? “…for hobby…” Beh, questa è l’ennesima conferma che il mio amico ha qualche rotella fuori posto!

martedì 23 settembre 2008

Patmos: terzo giorno

Ieri, in un momento di tregua dal maltempo, ho fatto un giro alla fattoria di Petros. Nella mia idea di fattoria ho sempre creduto che gli animali fossero separati tra loro: galline con galline, tacchini con tacchini, caprette con caprette, maiali con maiali e così via… Beh, ho dovuto ricredermi, perché qui gli animali stanno tutti insieme in un unico recinto. E la cosa incredibile è che nel recinto regna un’armonia inaspettata: vi è mai capitato di vedere una gallina appollaiata sul dorso di una capra (vedi foto)?

Dopo questa esperienza, abbiamo trascinato Petros a cena fuori, superando due grandi ostacoli: 1) l’ora tarda, visto che verso le nove Petros è già a letto che dorme; 2) la scelta del ristorante, visto che Petros ha litigato con l’80% dei ristoratori dell’isola. Per fortuna però siamo riusciti a trovare un accordo e ci siamo diretti al ristorante di Campos, una bella taverna dove servono cucina tradizionale dell’isola. E’ stato divertente vedere la progressiva perdita di energie del nostro amico, che alla fine si è addormentato mentre ci stava dicendo qualche cosa, che non siamo più riusciti a sapere!

Questa mattina, gran sorpresa: vengo svegliato da un raggio di sole che arriva dritto dritto sulla mia faccia. Un po’ incredulo mi alzo e sposto la tenda dalla finestra per accertarmi che non si tratti di una fugace scia di luce che casualmente è riuscita ad attraversare qualche nuvola. E invece no: il cielo è limpido. Evviva, evviva… E pensare che ieri sera guardando l’orizzonte si vedevano solo lampi!

Tutto ciò significa che le attività della giornata si sposteranno dal letto di casa al lettino della spiaggia.

lunedì 22 settembre 2008

Patmos: secondo giorno

Questa mattina speravo di svegliarmi, infilarmi il costume e correre in spiaggia. Invece mi sono svegliato, ho sentito il rumore della pioggia battente e sono rimasto a letto. Mi sa che i metereologi pessimisti avevano ragione!

Verso mezzogiorno siamo andati a far colazione sul cucuzzolo dell’isola, dove si trova un bar con terrazza panoramica, il “Loza”, da cui si vedono l’estremità Nord e Sud di Patmos. Il brutto tempo e gli schizzi d’acqua che oltrepassavano violentemente il grande telo di copertura non sono riusciti comunque a rovinarci la “continental breakfast” con pane al sesamo tostato e marmellate fatte in casa. Per rendervi partecipi delle sfortunate condizioni metereologiche, pubblico anche una foto!

Ho appena finito di leggere il primo libro della vacanza, “Un giorno perfetto” di Melania Mazzucco: mi è piaciuto. La storia è ambientata a Roma, ben narrata e mai noiosa. I personaggi sono talmente ben caratterizzati che non è così difficile farli rivivere nella propria testa. In particolare sono rimasto colpito dalla perfetta descrizione delle signore della “Roma bene”, che corrispondono esattamente alle tante mamme di miei compagni di scuola che ho conosciuto quando andavo al San Leone Magno (la scuola privata che ho frequentato alle medie e al liceo). Tutto il racconto si svolge in posti di Roma che conosco bene, il che ha contribuito a coinvolgermi ancora di più. Insomma, se vi capita di passare in libreria e non sapete cosa comprare, vi consiglio questo libro… Però magari leggetelo quando non siete depressi, perché il finale non è proprio lieto!

Aiuto: mi ha chiamato Petros! Chiede se questa notte possiamo accompagnarlo al porto con la nostra macchina, perché la sua è fuori uso. Sembra che siano in arrivo da Atene altri animali per la sua fattoria e non sa come trasportarli a casa. Al momento non so ancora di quali animali stia parlando, ma chissà che non mi ritrovi in macchina con un maiale, una capra e un tacchino?

domenica 21 settembre 2008

Patmos

Siamo arrivati a Patmos. Il viaggio in nave è stato comodissimo, perché, da gran signori, abbiamo deciso di cambiare i sedili reclinabili con una bellissima cabina. Così tra lettura e dondolio della nave siamo sprofondati in un sonno profondo, risvegliandoci solo a destinazione.

Ad accoglierci al porto c’era il nostro amico Petros, personaggio da non perdere assolutamente se si viene in visita da queste parti. Con la tipica ospitalità greca ci ha trascinati a far colazione nel suo bar preferito e con un tono di voce un po’ stordente, per quell’ora del mattino, ci ha raccontato degli ultimi litigi che ha avuto con il suo vicino di casa. Probabilmente la fine della stagione turistica lascia agli abitanti dell’isola un po’ troppo tempo libero…

Subito dopo, ci siamo diretti alla casa-fattoria di Petros, che sarà anche il nostro alloggio per il resto della vacanza! All’arrivo abbiamo trovato: Tommy e Caesar, i due cani, Aris e Paris, i due gatti, duecentocinquanta galline, due tacchini, non so quante capre e un maiale. Ma non è finita qui! Il giardino è attraversato da un vialetto, le cui estremità destra e sinistra sono occupate da scatole stracolme di api. Infatti, un’altra attività del nostro amico è la produzione di miele e pappa reale. Il passaggio lungo il vialetto è leggermente inquietante per via del rumore stereofonico, prodotto dallo sbatter di ali di migliaia di api, però sembra non ci sia nulla da temere, purché non si prendano a calci le scatole! Diciamo che io non ho alcuna intenzione di molestare le povere api, ma considerando la mia attitudine a inciampare, potrei trovarmi in guai seri, se non sto attento!

Per fortuna il tempo sta migliorando. La temperatura non è ancora da bagno, perché la notte scorsa è piovuto di brutto, ma al sole si sta molto bene.

Il pomeriggio l’abbiamo trascorso leggendo un libro sulla spiaggia di Petra (nella foto), dove tra il colore rosso delle rocce, l’assenza di qualsiasi forma di vita nel raggio di un chilometro e il silenzio surreale, ho per un momento pensato di essere sulla luna!

sabato 20 settembre 2008

Piove... come piove!

Dopo un Settembre abbastanza stremante a lavoro, è finalmente arrivata la mia ultima settimana di vacanza estiva. La scelta del periodo in cui partire è stata obbligata da esigenze lavorative mentre quella del posto dove andare è stata condizionata dalle tante rassicurazioni da parte dei miei amici greci che mi garantivano che a Patmos, piccola isoletta del Dodecaneso, il tempo a Settembre è sempre bello, caldo e non ventoso.

Così ieri, baciati dalla fortuna, perché il volo Alitalia, nonostante la drammatica situazione, non è stato cancellato, siamo riusciti a raggiungere Atene. Ad attenderci all’aeroporto c’erano il nostro amico Kostas ed un cielo nero e minaccioso di pioggia!

L’acquazzone imminente ci ha graziati per il resto della giornata, permettendoci di godere appieno di un bel pranzo ai piedi del Partenone, di un lungo giro per il centro e di una buonissima cena in una taverna nel quariere Gazi.

Però da questa notte piove ininterrottamente. Alle 23.55 al Pireo ci aspetta il traghetto per Patmos e con questo tempo il mio primo e unico pensiero è stato procurarmi un farmaco contro il mal di mare!

Le previsioni sul Dodecaneso per i prossimi giorni sono molto contraddittorie: da una parte ci sono i metereologi pessimisti e dall’altra quelli ottimisti. Io ovviamente sto con gli ottimisti, perchè, sebbene mi sia premunito di libri e computer, spero proprio riuscire a fare qualche giorno di mare.

domenica 14 settembre 2008

Volevo andare a Palermo e sono finito a Tunisi

Tutto ha inizio il giorno della festa del mio compleanno, quando ricevo in regalo due biglietti aerei di andata/ritorno per la maggior parte degli aeroporti nel raggio di 2000 km da Roma. Bellissimo regalo con una piccola pecca: i biglietti aerei non prevedono il diritto di prenotazione, quindi se c’è posto si parte altrimenti si torna a casa. Inutile dire che per tutta l’estate ho cercato invano di usare il mio regalo di compleanno per un week-end ad Istanbul, ma non sono mai riuscito a partire causa “overbooking” degli aerei. Così prima della scadenza dei suddetti biglietti (15 Settembre) decido di andare a Palermo per dirigermi poi verso la Riserva dello Zingaro. Mi informo per tempo e l’operatrice del servizio clienti Alitalia mi assicura che per Giovedì 11 Settembre sul volo delle 18 c’è buona disponibilità di posti.

Il giorno della partenza, tutto contento, esco da lavoro e mi scapicollo direttamente in aeroporto dove ho appuntamento con Pinupz. Arriviamo davanti al check-in e scopriamo che molti voli nazionali ed internazionali di Alitalia sono stati cancellati per via della riunione governo-sidacati che si è tenuta quel giorno stesso. E indovina un po’? Il volo per Palermo non c’è più…

A quel punto si prospettano due alternative: o si torna a casa oppure si va alle partenze internazionali e si prende il primo volo con posti disponibili per qualsiasi destinazione. Ovviamente io e Pinupz abbiamo optato per la seconda scelta. Così ci dirigiamo verso i monitor per vedere i voli Alitalia in partenza, quando senza neanche rendermene conto mi ritrovo coinvolto in un’intervista del TG3. Faccio tutto lo sciolto, ma la telecamera mi mette talmente a disagio che inizio a farfugliare una serie di stronzate senza neanche riflettere su quello che dicevo. Per cui me ne esco con un “forse sarebbe meglio che questa compagnia fallisca una volta per tutte!”… Poi penso a tutti i dipendenti Alitalia (tra cui alcuni miei amici) che stanno rischiando di rimanere senza lavoro e che la sera assistono in TV alla mia candida affermazione, mentre io sono indeciso se andare a Casablanca, Tunisi, Istanbul, Londra, Madrid o chissadove… Mi rimangio quello che ho detto cercando di usare toni più diplomatici, ma senza troppo successo… Finalmente giornalista, cameramen e assistente decidono di lasciarmi in pace e l’unica cosa che riesco a pensare in quel momento è che spero che quella cavolo di intervista non vada mai in onda!

Non appena ritrovo un po’ di lucidità io e Pinupz ci rimettiamo alla ricerca e riusciamo a trovare posto sul volo per Tunisi. Di corsa a comprare una guida e via, si parte!

Usciti dall’aeroporto di Tunisi-Cartagine il primo shock: un caldo afoso che a quell’ora di notte non ho mai sentito da nessuna parte, neanche a Bangkok! Il secondo shock l’abbiamo avuto quando un gruppo di tassisti vedendoci da lontano ci è venuto incontro cercando di strapparci le valigie dalle mani per caricarle sulle proprie auto e litigando tra loro per chi dovesse portarci in città. Come faccio sempre in questi casi, stringo forte la valigia e tiro dritto verso il primo taxi ufficiale della fila.

L’albergo a Tunisi, che abbiamo accuratamente scelto su consiglio della Lonely Planet, ha rischiato di essere il terzo shock della notte: lo squallido vicolo in cui si trova, le luci al neon, un livello di pulizia non proprio eccellente e la stanchezza ci hanno messo a dura prova. Però c’era anche qualche cosa di molto bello in quel posto che non riuscivamo a vedere, vuoi perché eravamo molto stanchi e vuoi perché siamo arrivati in Africa con aspettative da occidentali. E’ però bastato sostituire il cuscino sporco con uno pulito (era nell’armadio), fare una bella dormita e l’indomani ci siamo resi conto di trovarci in un bellissimo hotel in stile coloniale, con pavimenti, piastrelle e mobilio originali degli anni ’50.

La città di Tunisi nell’insieme non mi ha fatto impazzire: a parte l’antico centro storico (Medina) con le sue moschee, le strette viuzze e le tantissime gallerie in cui sono sistemati piccoli negozi che vendono di tutto, a parte alcuni edifici costruiti dai francesi nella “ville nouvelle”, il resto della città è un orrendo ammasso di cemento e spazzatura. E' verò però che a cercare meglio si trovano anche delle sorprese, come ad esempio un bellissimo ristorante tradizionale in un edificio del XVII secolo, ex-residenza di un sultano, dove abbiamo fatto una cena che difficilmente dimenticherò per via del cibo e dell’atmosfera.

Nella giornata di Sabato ci siamo trasferiti a Sidi Bou Said, un piccolo villaggio a 20 km da Tunisi, arroccato su una collina che affaccia sul mare con casette bianche e muri ricoperti da buganvillee e gerani. Questa città è stata la base da cui ci siamo mossi per visitare il sito archeologico di Cartagine. E’ stato un giro davvero bello, tra porti punici, anfiteatro romano, terme di Antonino… Mi tornava continuamente alla mente la mia prima gita scolastica ad Ostia Antica.

Al rientro dall’escursione cartaginese ci sono stati altri due momenti che probabilmente rimarranno impressi nella mia mente per molto tempo: un thé caldo alla menta e pinoli sorseggiato in un bar del posto mentre assistevo ad un temporale estivo, e un cous-cous di pesce alla tunisina che solo a rinominarlo mi viene la bava alla bocca!

domenica 7 settembre 2008

Sticky and Sweet Tour

Dopo la pausa estiva del mio blog, non ci poteva essere migliore occasione per riattivarsi che scrivere un post sul concerto di Madonna.

Ebbene sì, ieri è stato il giorno X. Tante aspettative si erano create intorno a questo evento e forse proprio per questa ragione alla fine del concerto non ero entusiasta al 100%.

Ho già visto altri eventi all'Olimpico e sapevo che le condizioni visive non sono granchè. Ma questa volta per far entrare più gente hanno montato il palco in curva Sud e dalle tribune non si vedeva veramente un cavolo.

Sapevo anche che non si va ai concerti di Madonna per apprezzare la sua ugola, ma ieri mi sono convinto che quando canta dal vivo è proprio fastidiosa con quella voce "di gola". Un pò strana anche la scaletta che ha scelto: per i miei gusti la parte di musica ispanica è durata un po' troppo.

Al di là di queste piccole critiche, riconosco che coreografie, corpo di ballo ed effetti erano al top e lei quando è sul palco tira fuori talmente tanta energia che, volente o nolente, ti coinvolge.

lunedì 9 giugno 2008

giovedì 17 aprile 2008

Wii Fit

Questa proprio non può macare in casa, anche se fare gli esercizi con Teresa tra i piedi mi sembra un'impresa impossibile! Ci rinuncio?

giovedì 3 aprile 2008

Cover Boy

Chi mi conosce sa che la poltrona del cinema per me è una specie di culla su cui mi accovaccio e mi addormento abbastanza facilmente, ma Domenica sera non è stato così.

Sono andato a vedere "Cover Boy", un film italiano realizzato con due lire, ambientato a Roma tra la stazione Termini e la Casilina. Racconta la storia di amicizia tra due ragazzi, uno rumeno e l'altro italiano. Due mondi che casualmente s'incontrano: l'esperienza di chi è fuggito dal proprio paese alla ricerca di un futuro migliore e l'esperienza di chi, disoccupato, vive la crisi italiana del lavoro.

Davvero bello e coinvolgente: sono uscito dal cinema con un magone che solo il pollo con le patate è riuscito a farmi passare.

Se vi ho trasmesso la curiosità di vederlo, affrettatevi: il film non ha avuto una larga distribuzione (qui a Roma lo danno solo in tre sale) e presto lo toglieranno.

mercoledì 2 aprile 2008

Indovina dov'è Bogotà

Grazie alla mia trasmissione radiofonica preferita "Condor" ho scoperto questo bellissimo gioco a quiz: "The Traveler IQ Challaenge". Al comparire del nome di una città o luogo famoso bisogna cliccare sulla cartina indicando il punto in cui quest'ultimo si trova. Più rapidi e precisi si è, più punti si guadagnano! Attenzione: crea dipendenza!


lunedì 17 marzo 2008

Ecco Teresa

Da quando ero piccolo ho sempre desiderato un cagnolino, ma finchè stavo in casa con i miei era proibito soltanto il pensiero. Poi sono andato a vivere per conto mio, ma il fatto di essere fuori casa tutto il giorno mi ha sempre fatto desistere dall'idea.

Ieri però ho visto Teresa, una "trovatella" di tre mesi e non ci ho pensato neanche un minuto: è bastato uno sguardo con Pinupz per decidere di prenderla senza alcuna esitazione.

Ora è a casa a fare cacca e pipì sul pavimento: però sono tanto contento di aver coronato il sogno da bambino!