giovedì 25 settembre 2008

La solitudine dei numeri primi

Oggi la mattinata non si è svolta diversamente dalle altre: sveglia verso le dieci, precolazione con plum-cake all’arancia, colazione vera e propria a base di pan tostato, burro e marmellata in uno dei café del paese, sosta all’internet point per mantenere i contatti col mondo, poi dritti in spiaggia.

Al mare in questo periodo non c’è molto da fare, a parte nuotare nelle acque autunnali, gelide e tempranti. Così in tempi brevi ho finito anche il secondo libro della vacanza: “La solitudine dei numeri primi” di Paolo Giordano.

“I numeri primi sono divisibili soltanto per 1 e per se stessi. Se ne stanno al loro posto nell’infinita serie di numeri naturali, schiacciati come tutti tra due, ma un passo più in là rispetto agli altri”.

La citazione di questo breve frammento del romanzo non è casuale: la definizione dei numeri primi è anche una metafora per descrivere i due personaggi chiave, Alice e Mattia. Lei, una ragazza con disturbi alimentari; lui, un ragazzo con un gran cervello ma incapace di affrontare la vita di tutti i giorni. E’ la storia di un’amicizia che nasce sui banchi di scuola tra due persone accomunate dall’essere diverse rispetto a tutti gli altri.

Davvero un bel libro, capace di coinvolgerti e farti emozionare. In realtà la cosa più sorprendente è che un’opera del genere sia stata scritta da un ventiseienne… Sì, il ragazzo ha sette anni meno di me!

Quando con la testa ero ancora proiettato nella storia che avevo appena finito di leggere, ecco arrivare Petros, furibondo e sbraitante, per aver ricevuto una lettera di richiamo dal sindaco di Patmos. Sembra che le liti tra il mio amico e i suoi vicini di casa/compaesani siano diventate di interesse pubblico. Al mio suggerimento di andare direttamente dal sindaco per chiarire civilmente il “qui pro quo”, ha strabuzzato gli occhi ed è salito su tutte le furie dicendo che se lo vede gli salta al collo! Allora per paura che un altro suggerimento sbagliato lo facesse saltare al collo mio, gli ho detto quello che voleva sentirsi dire, cioè di andare dall’avvocato… e ha funzionato: si è tranquillizzato! Mamma mia come sono passionali ‘sti greci!

Per cena abbiamo prenotato da Benetos, bellissimo ristorante con una terrazza che domina una piccola baia. Sono apparsi (e ben presto scomparsi) sul nostro tavolo: saganaki alla piastra con salsa di miele e aglio, insalata di tonno allo zenzero con crostini, zuppa di pesce, pane integrale fatto in casa e per concludere brownie con gelato alla vainiglia.

Ora aspettiamo che nel bel mezzo della notte arrivi l’arca di Noè al porto di Patmos. Caricheremo poi i nuovi inquilini della fattoria nella spaziosissima Fiat 600 e li scaricheremo nel recinto insieme galline, tacchini, capre e maiali.

Nel frattempo ho dato un’occhiata al cielo: è pieno di stelle. Probabilmente domani riusciremo a goderci un’altra volta e per l’ultima volta, quest’anno, una meravigliosa giornata di mare.

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