lunedì 17 agosto 2009
lunedì 6 aprile 2009
Diretta a Telepace
Correva l'estate del '92 e papa Giovanni Paolo II venne ricoverato in ospedale per un delicato intervento chirugico. A quel tempo non ero ancora ateo ed il prete della mia parrocchia ebbe la brillante idea di chiedermi di accompagnarlo ad una veglia per il papa in diretta su Telepace. Proposi ad Alessia (mia amica storica) e Lucilla (altra mia amica dell'epoca) di venire con noi. Di lì a breve ci ritrovammo tutti sotto i riflettori di uno studiolo televisivo in viale Mazzini.
Dopo appena sei minuti dall'inizio della diretta, nel bel mezzo di un toccante discorso del prete, il "cameraman" decide di enfatizzare il momento di pathos con un bel primo piano sulle nostre facce afflitte. Ed è proprio qui che succede il "patatrac": poso casualmente lo sguardo su un monitor dello studio e la faccia di Alessia è completamente deformata. Lei, bravissima, accenna un sorriso e si riprende immediatamente, ma io...
Ancora oggi non so come sia stato possibile proseguire per gli altri venti minuti di trasmissione. Inutile dire che al termine della veglia, la redazione di Telepace è stata sommersa da telefonate di protesta per il mio gesto "fuori luogo"!
giovedì 26 marzo 2009
Power Yoga e aria condizionata
Ieri sera sono andato in palestra a fare Power Yoga. La parte finale della lezione, il “savasana”, è un momento molto bello: ci si sdraia a terra, ci si lascia andare completamente e attraverso la respirazione si raggiunge uno stato di rilassamento equivalente alla pace dei sensi.Però ieri nella sala faceva freddo e nessuno di noi riusciva a raggiungere la pace dei sensi. Infatti nella palestra in cui vado c’è un problema con l’impianto di condizionamento, che è condiviso tra due sale in cui, nella stessa fascia oraria, da una parte fanno Yoga e dall’altra una lezione in cui si suda l’anima.
Ovviamente quelli che sudano l’anima hanno bisogno dell’aria condizionata per non schiattare, a discapito però del nostro “savasana” finale. Così l’insegnante al termine della lezione ci chiede di andare tutti insieme a convincere Serafino, uno dei proprietari della palestra, nonché mio amico, a spegnere l’aria condizionata alle 20.15, ora di inizio del momento topico.
Accolgo molto volentieri l’invito e le prometto che oltre al tentativo di convincere Serafino, gli farò anche una sceneggiata napoletana. Esco dalla sala e, guarda caso, lo intravedo in lontananza, così penso bene di anticipargli quello che dovrò dirgli di lì a poco. Mi accerto che mi stia guardando e quando ne sono sicuro gli faccio il gesto che a parole potrebbe essere tradotto con “ti faccio un culo così"!
Però Serafino mi riguarda un po’ perplesso e per essere più incisivo, gli ripeto il gesto, enfatizzando il movimento delle mani… La faccia di Serafino è sempre più incredula!
Strizzo un po’ di più gli occhi per mettere a fuoco il soggetto a cui mi stavo rivolgendo e indovinate un po’? Non era Serafino, ma un perfetto sconosciuto!
La prima ed unica reazione che ho avuto è stata scoppiare a ridere così tanto da non essere neanche riuscito a scusarmi con il poveretto. Purtroppo l’attacco di risa è proseguito anche nello spogliatoio e la gente mi guardava senza capire se stessi ridendo o piangendo.
In momenti come questi uno spera sempre di ritrovarsi accanto qualche conoscente a cui spiegare a voce alta il perchè di una risata che sembra un pianto, ma sfortuna ha voluto che intorno a me non ci fosse alcuna faccia amica.
Alla fine si penserà che in quella palestra c'è un matto che prima minaccia e poi ride!
Però Serafino mi riguarda un po’ perplesso e per essere più incisivo, gli ripeto il gesto, enfatizzando il movimento delle mani… La faccia di Serafino è sempre più incredula!
Strizzo un po’ di più gli occhi per mettere a fuoco il soggetto a cui mi stavo rivolgendo e indovinate un po’? Non era Serafino, ma un perfetto sconosciuto!
La prima ed unica reazione che ho avuto è stata scoppiare a ridere così tanto da non essere neanche riuscito a scusarmi con il poveretto. Purtroppo l’attacco di risa è proseguito anche nello spogliatoio e la gente mi guardava senza capire se stessi ridendo o piangendo.
In momenti come questi uno spera sempre di ritrovarsi accanto qualche conoscente a cui spiegare a voce alta il perchè di una risata che sembra un pianto, ma sfortuna ha voluto che intorno a me non ci fosse alcuna faccia amica.
Alla fine si penserà che in quella palestra c'è un matto che prima minaccia e poi ride!
venerdì 20 febbraio 2009
Wired
Ho appena comprato il numero 01 dell'edizione italiana di Wired.«E che è?», potrebbero chiedersi alcuni di voi? È una rivista mensile, nata in America un po' di anni or sono, che parla delle innovazioni in campo scientifico, medico, tecnologico ed ecologico. Insomma, un concentrato di tutte le cose che mi appassionano.
Al momento sono a lavoro in pausa pranzo e ho potuto solo sfogliarla, ma ad una prima occhiata mi sembra sia piena di contenuti ed abbia una bellissima veste grafica. Ci sono poi i contributi di personaggi che mi piacciono molto, tipo Paolo Giordano e Matteo Bordone.
L'unica critica che si potrebbe muovere è che ci sono un po' troppi inserti pubblicitari, ma, si sa, senza pubblicità le riviste non esisterebbero.
Tanto è l'entusiasmo per l'acquisto, che dopo più di quattro mesi di assenza dal blog, torno con questo nuovo post!
Per chi fosse interessato, pubblico qui sotto l'editoriale, che spiega lo spirito di Wired meglio di quanto abbia fatto io.
EDITORIALE
«Sedici anni fa un italiano ha fondato il giornale più bello del mondo, un giornale che a leggerlo sembrava venisse dal futuro. Lo ha fatto a San Francisco, dove il futuro arriva sempre un po' prima. Quel giornale era Wired e quell'italiano era Louis Rossetto. Per trovare i soldi per la sua impresa Rossetto aveva girato due anni l'Europa e l'America con otto fogli coloratissimi e immagini ritagliate da libri e riviste. Sul primo foglio c'era scritto soltanto: Manifesto per un nuovo magazine. La sua visione a molti apparve folle: mai tanta tecnologia buona è stata a disposizione di così tante persone; queste persone, se si mettono assieme, possono cambiare tutto in meglio, possono fare una rivoluzione. Il nuovo magazine doveva diventare la bandiera e il faro. Così è stato. Oggi Wired torna a casa, in Italia, per raccontare la vostra passione per il futuro. Per diventare la vostra bandiera. Di nuovo: può sembrare folle parlare di innovazione in questo paese, adesso. Ma se non ci fossero italiani innovatori nonostante questo paese, noi non saremmo arrivati fin qui. Wired siete voi, voi che vi entusiasmate per un progetto che ci migliora la vita, voi che credete nel valore della comunicazione e della condivisione delle idee, voi che scegliete di lavorare assieme per un grande obiettivo, voi che fate ricerca scientifica ogni anno con meno fondi eppure non mollate, voi che conoscete il senso profondo della rete nel paese d'Europa che la usa peggio. Ogni mese Wired sarà una fonte di energia rinnovabile alimentata dalla passione delle vostre storie. Le grandi idee che cambiano il mondo. Non so se un giornale da solo possa davvero cambiare il mondo ma se gli Usa oggi hanno il primo presidente wired della storia, forse è anche perché nel 1993 lì nacque un magazine che fece diventare cultura diffusa questi valori. Dare voce a chi cerca le soluzioni, perché i problemi già li conosciamo. Adesso tocca a noi. Dopo il nostro incontro al porto di San Francisco, Rossetto mi ha mandato una bella lettera piena di consigli. Finisce così: "Thanks for being curious. I really hope that you are successful. As I said yesterday, the appearance of your Wired Italia is a dream for me, un sogno!" Quel sogno, Louis, è il nostro sogno. Benvenuto, Wired! Il meglio deve ancora venire.»
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