mercoledì 7 novembre 2012

Roma non è una città per ciclisti: non sono d'accordo!


Spesso sento dire che Roma non è una città per ciclisti. Lo pensavo anch'io, ma poi mi sono ricreduto. Maria Laura Rodotà nel suo blog esprime molto bene quello che io ho capito dopo cinque anni da ciclista romano.
"1) Pedalare a Roma è più facile di quel che sembra. Bastano un paio di settimane di allenamento, e una bici con le marce. Basta capire i percorsi, c’è sempre una salita meno ripida. Basta pensare «scusa se esisto» e affrontare qualche marciapiede. Nelle vie maledette, poi, a volte, ci sono marciapiedi larghi in cui bisognerebbe tracciare delle ciclabili, perché
2) Pedalare a Roma può essere un inferno. I rischi peggiori si corrono sulle piazze. Non esiste -per dire- un modo sicuro per attraversare il piazzale della stazione Termini. L’unica è passare con la bici a mano. L’unica sarebbe creare una rete di ciclabili seria: con tratti collegati tra loro, dalla periferia al centro, tra il centro e il semicentro. Che consentano di prendere la bici per andare a lavorare, a fare spese, al cinema, e a farsi una pizza (pedalando al ritorno si digerisce).
Il catalogo di piste-brioches, alla Maria Antonietta, sparse qua e là, approvato per chissà quando la scorsa settimana dal Comune, non serve a niente. A costo di sacrificare corsie e parcheggi, una rete sensata cambierebbe le abitudini e l’economia della città, perché
3) Roma è forse la città più bella del mondo in cui pedalare. Offre scenari urbani antichi, moderni, drammatici, idilliaci, scenografici, verdissimi. Renderla percorribile in bici migliorerebbe la qualità della vita in molti modi. I cittadini neociclisti diventerebbero più ricchi causa non-uso di veicoli a motore, meno stressati evitando i bus, più tonici.
I cittadini baristi, ristoratori, negozianti e noleggiatori di bici diventerebbero più ricchi e basta. Perché la bici è diventata passione predominante nel mondo evoluto. E la possibilità di una vacanza arte-e-fitness a Roma porterebbe una gran quantità di turisti in giro per tutta la città, a scoprirla, a godersela. Dobbiamo farlo noi, come massa critica, prima, però (non solo oggi)."

lunedì 30 gennaio 2012

Cracovia - Diario di viaggio (III e ultima parte)

Dopo la zapiekanka di ieri ho pensato di buttarmi una mezz'oretta sul letto per riscaldarmi e riposarmi prima di affrontare la serata, ma mi è venuto il sonno pesante, così l'idea di andare a sentire il jazz è sfumata non appena ho chiuso gli occhi. Il vantaggio però è che questa mattina sono sveglissimo e pieno di programmi. Quindi, solita colazione polacca, doccia, bardatura e di corsa in stazione alla volta delle miniere di sale di Wieliczka.

I treni regionali qui sono più sconquassati dei nostri: quando camminano cigolano e sembra che al posto delle rotaie abbiano i sanpietrini sotto le ruote, però sono puliti, puntuali e dignitosi!




Dalla stazione all'ingresso della miniera c'è un chilometro di passeggio molto piacevole lungo una strada che costeggia un bosco innevato.

Prima di vedere la miniera di sale, immaginavo che fosse una vera miniera. Non che sia mai stato in una miniera prima d'oggi, sia chiaro! Però mai pensavo di trovarmi in larghi corridoi e grotte con un'illuminazione da locale lounge, con tanto di parquet a terra, di aree ristoro, di bar e negozietti di souvenir. Insomma, la miniera in sé sarebbe bella e impressionante con le sue cave, pozzi, laghi, sculture e bassorilievi scolpiti nel sale, ma è stata del tutto snaturata, o meglio, trasformata in una meta superturistica leccatina e pure un po' disneyana!




Con quel tanto che basta di delusione, mi dirigo alla fermata dell'autobus per rientrare a Cracovia. È arrivata l'ora di mangiare e mi piacerebbe provare una latteria. Anche qui ho dovuto fare uno sforzo per ridefinire la parola latteria nella mia testa: per me la latteria è quella che sta dietro Campo de' Fiori, quella dove vai a bere il cappuccione, per intenderci. Invece no! Qui le latterie sono vecchi caffè poco costosi, in parte finanziati dallo stato durante il periodo comunista, e si chiamano così perché la maggior parte dei piatti che servono è preparata con prodotti caseari. Ordino zuppa bollente di carne e pancakes al formaggio. Rifocillato e riscaldato, sono pronto a proseguire il mio giro.

Prendo il tram e mi dirigo verso la periferia Est della città a vedere la Cracovia comunista, Nowa Huta, la nuova acciaieria. Il quartiere fu voluto da Stalin alla fine degli anni '40 e rappresenta un esperimento sociale socialista con tanto di fabbrica e zona residenziale. Ma non durò a lungo (l'esperimento): sembra che gli operai non accettassero l'idea che non potesse esserci una chiesa nel quartiere e più avanti furono proprio loro a partecipare attivamente nel movimento di Solidarnosc, contribuendo alla caduta del comunismo.




Dal punto di vista architettonico è un posto molto interessante: grandi viali alberati, giardini, palazzoni in stile realista socialista e postmoderno. Insomma, con la neve, il ghiaccio e gli alberi spogli tutto tende un po' al grigio, però la luce del tramonto è in grado di rendere belli anche i paesaggi tristi.




Sono diverse ore che cammino il gelo inizia a penetrarmi nelle ossa. Mi piacerebbe entrare in un posto caldo a bere una cioccolata bollente. Ma Stalin quando ha progettato il suo quartiere residenziale non ha pensato che turisti come me potessero avere questa esigenza? Non c'è un bar neanche a pagarlo oro! Non mi resta che salire sul tram e tornare in centro.




Finalmente a casa: un po' di relax e tra un po' di nuovo fuori. L'obiettivo dell'ultima sera a Cracovia è fare centro col ristorante. Poi valigia e si torna, dritto dritto al lavoro!

Location:Józefa,Cracovia,Polonia

domenica 29 gennaio 2012

Cracovia - Diario di viaggio (II parte)

Come si dorme bene in questa casa: non vola una mosca, il letto è comodissimo e il piumone molto caldo! Inizio la seconda giornata con una bella doccia bollente e una colazione polacca con caffè lungo e i biscotti che ho comprato al supermercato! Ho il treno per Auschwitz alle 11, quindi c'è ancora un po' di tempo per rimettermi al letto e iniziare il secondo libro del viaggio: "Se questo è un uomo" di Primo Levi.




Sono sul treno, direzione Oswiecim, la stazione ferroviaria in prossimità di Auschwitz. È una bellissima giornata assolata e il vagone, vecchio e sgangherato ma affascinante, è pieno di luce! Leggo il mio libro, ascolto la colonna sonora di Midnight in Paris e provo a immaginare l'effetto che mi farà la visita ai campi di concentramento. Fuori c'è un sacco di neve, alberi spogli e un paesaggio desolato. Dentro mi sto scottando il sedere: sotto i sedili in plastica c'è una specie di termosifone che forse è regolato un po' troppo forte!

Arrivo all'ingresso di Auschwitz e la prima cosa che vedo sono frotte di turisti in attesa di iniziare i tour guidati. Tutto ciò è sufficiente per farmi decidere di visitare il campo per conto mio, seguendo un percorso che parte dalla scritta ARBEIT MACHT FREI e segue la numerazione delle baracche. Ho visto tanti film, tanti documentari, ho letto molto sull'olocausto, ma visitare il luogo della memoria è un'esperienza davvero forte. Vedere le camere a gas, i forni crematori, i barattoli vuoti di Cyklon B (il gas che veniva usato per lo sterminio), masse di capelli, occhiali e altri effetti personali dei deportati, accatastati a formare delle montagnette è impressionante. Poi mi sposto a Birkenau, una distesa sconfinata di baracche di legno nel bel mezzo della campagna polacca battuta da sferzate di vento gelido! Ecco, se devo immaginare una versione fredda dell'inferno, immagino proprio Birkenau. Era prevedibile: mi sono appesantito e intristito. Decido di tornare in stazione: voglio prendere il treno delle 16.15 per tornare alla leggerezza!

Auschwitz-Birkenau

Ho una fame tremenda. Non mi sono proprio reso conto di aver saltato il pranzo. Così rientrando a casa passo per Plac Nowy, dove 24 ore su 24 preparano la zapiekanka, una baguette enorme spaccata a metà e condita con funghi, prosciutto e formaggio. Proprio quello che ci vuole!

sabato 28 gennaio 2012

Cracovia - Diario di viaggio (I parte)

Ore 4.30: suona la sveglia! Che incubo: sono andato a dormire appena tre ore fa e quel brutto suono già mi dice che devo rimettermi in piedi? Vabbè: mi devo alzare per partire, quindi anche la sveglia diventa bella.

Appena accendo la luce, realizzo che Teresa non è a casa: tristezza. Colazione veloce, mi lavo, finisco di preparare la valigia e imbacuccato da neve, mi metto sulla moto in direzione Ciampino. Fa freddo a Roma questa mattina: -1 grado.

Il viaggio va liscio e arrivo a Cracovia dove mi rendo davvero conto di cosa significhi la parola freddo! Provo semplicemente a togliermi un guanto per fare una foto, ma bastano quei due minuti per rendere immediatamente inoperativa la mano spoglia.




Arrivo alla stazione centrale e decido di passeggiare, passando per il centro storico, per raggiungere il mio alloggio. La prima impressione è molto positiva: una città piccola e bella. L'appartamento è un grande affare: un ultimo piano con stanza da letto, salone, bagno e cucina, pieno di luce e con vista sui tetti. Ora dormo un po', poi mi organizzo la giornata.




Che dormita: quando riapro gli occhi sono quasi le 13. Ho un po' di fame. Apro la guida e cerco un posto per mangiare a Kazimierz, il quartiere dove alloggio. Vorrei mangiare qualcosa di polacco, così scelgo il ristorante Pierozki u Vincenta. Peccato che all'indirizzo che segna la guida non ci sia nessun Pierozki u Vincenta! Vabbè, mi sposto di pochi metri e trovo un altro posto molto carino: Kolanko n. 6. Zuppa e crepes con spinaci e feta. Buono, tutto buono! Ora ho voglia di un caffè e di fermarmi a leggere un po' qui dentro.




Me la prendo con molta calma e sorseggiando caffè vado avanti a leggere fin quando non mi rendo conto che fuori sta tramontando il sole. Ho voglia di farmi un bel giro per Kazimierz, ma uscito in strada mi trovo di nuovo a lottare contro un freddo difficile da descrivere. Scopro che sopporto senza problemi il gelo ovunque, ma le punte delle dita sono il mio punto debole: nonostante due paia di guanti quando si congelano mi fanno un male cane. Comunque, dita a parte, Kazimierz è un quartiere bohémienne molto vivace, pieno di caffè, ristoranti e gallerie d'arte. Mi fermo in un piccolo bar per una cioccolata calda con arancia: bontà, resa ancora più buona dai -12 gradi fuori!




Di sera, esco in strada dopo essermi fatto la doccia e senza essermi asciugato bene la barba: quando la tocco sento che è croccante! Si sono formati dei piccoli cristalli di ghiaccio! Per la cena voglio mangiare solo polacco, così mi infilo nei vicoletti del centro storico alla ricerca di un posto che mi piaccia. Ordino zuppa tradizionale, con salsiccia, uova e non so cos'altro e i pierogi, i ravioli polacchi. Tutto ottimo. Poi arriva il conto e sono 5 euro: evviva!