giovedì 26 marzo 2009

Power Yoga e aria condizionata

Ieri sera sono andato in palestra a fare Power Yoga. La parte finale della lezione, il “savasana”, è un momento molto bello: ci si sdraia a terra, ci si lascia andare completamente e attraverso la respirazione si raggiunge uno stato di rilassamento equivalente alla pace dei sensi.

Però ieri nella sala faceva freddo e nessuno di noi riusciva a raggiungere la pace dei sensi. Infatti nella palestra in cui vado c’è un problema con l’impianto di condizionamento, che è condiviso tra due sale in cui, nella stessa fascia oraria, da una parte fanno Yoga e dall’altra una lezione in cui si suda l’anima.

Ovviamente quelli che sudano l’anima hanno bisogno dell’aria condizionata per non schiattare, a discapito però del nostro “savasana” finale. Così l’insegnante al termine della lezione ci chiede di andare tutti insieme a convincere Serafino, uno dei proprietari della palestra, nonché mio amico, a spegnere l’aria condizionata alle 20.15, ora di inizio del momento topico.

Accolgo molto volentieri l’invito e le prometto che oltre al tentativo di convincere Serafino, gli farò anche una sceneggiata napoletana. Esco dalla sala e, guarda caso, lo intravedo in lontananza, così penso bene di anticipargli quello che dovrò dirgli di lì a poco. Mi accerto che mi stia guardando e quando ne sono sicuro gli faccio il gesto che a parole potrebbe essere tradotto con “ti faccio un culo così"!

Però Serafino mi riguarda un po’ perplesso e per essere più incisivo, gli ripeto il gesto, enfatizzando il movimento delle mani… La faccia di Serafino è sempre più incredula!

Strizzo un po’ di più gli occhi per mettere a fuoco il soggetto a cui mi stavo rivolgendo e indovinate un po’? Non era Serafino, ma un perfetto sconosciuto!

La prima ed unica reazione che ho avuto è stata scoppiare a ridere così tanto da non essere neanche riuscito a scusarmi con il poveretto. Purtroppo l’attacco di risa è proseguito anche nello spogliatoio e la gente mi guardava senza capire se stessi ridendo o piangendo.

In momenti come questi uno spera sempre di ritrovarsi accanto qualche conoscente a cui spiegare a voce alta il perchè di una risata che sembra un pianto, ma sfortuna ha voluto che intorno a me non ci fosse alcuna faccia amica.

Alla fine si penserà che in quella palestra c'è un matto che prima minaccia e poi ride!